Dopo aver seguito le prime giornate di campionato, che impressione ha avuto della Cavese?
«Ho un'ottima opinione della Cavese, la sua posizione in classifica è in linea con gli obiettivi prefissati dalla società. È una squadra determinata, che fa della volontà di ottenere risultati la sua principale forza, sostenuta da una forte coesione tra tifosi e squadra. Nonostante la sconfitta contro la Turris abbia creato qualche malcontento, la Cavese sta disputando un buon campionato. Come si suol dire, "chi ben comincia è a metà dell'opera».
Per la gara di lunedì, entrambe le squadre arrivano da una sconfitta. Che partita si aspetta? Chi rischia di più?
«Sarà una partita di riscatto per entrambe le formazioni. Il fattore caratteriale sarà determinante per ottenere il risultato desiderato. La Casertana potrebbe essere in difficoltà psicologica dopo la pesante sconfitta contro l'Avellino, e la Cavese dovrà essere brava a sfruttare questa fragilità mentale, approfittando della situazione».
Per quanto riguarda l'impiego dei giovani, schierarli anche in partite importanti in contesti difficili come il girone C è un vantaggio o uno svantaggio per un allenatore?
«Ogni allenatore, all’inizio della sua avventura, può decidere se accettare o meno questo incarico. Personalmente, ritengo che sia una grande soddisfazione poter dare spazio ai giovani. Nella mia esperienza a Cava, ad esempio, ho visto crescere Pompetti, che oggi si sta affermando in Serie B. Serve coraggio per schierarli e valorizzarli. Poi, ci sono club che non si preoccupano del minutaggio perché l’obiettivo primario è vincere, e questo è un altro discorso. Però, fare minutaggio permette alla società di avere più margine economico per la stagione successiva, grazie agli incentivi della Lega».
Quanto è importante oggi il ruolo dell’allenatore nello spogliatoio per motivare una squadra?
«In 18 anni di carriera, nonostante mi sia spesso trovato a lottare per la salvezza, ho un solo grande rimpianto: la retrocessione con la Cavese. È una ferita aperta che mi fa ancora male. Quell'anno, a causa del Covid, non abbiamo nemmeno potuto giocare con il sostegno di una tifoseria straordinaria come quella di Cava, che tutti riconoscono tra le migliori in Italia. Le motivazioni che l’allenatore trasmette nello spogliatoio sono fondamentali. Spesso i giocatori, essendo giovani, hanno pensieri sbagliati: giocano per come pensano, e non pensano per come giocano. Se il loro modo di pensare è sbagliato, va corretto».
Mister Maiuri, attualmente è senza squadra. Cosa l’ha portata a questa decisione?
«Avevo ancora un anno di contratto con il Sorrento, ma ho deciso di risolvere il rapporto perché non credevo di poter proseguire nello stesso modo. Il Sorrento sta facendo bene, e sono felice per loro, ma magari con me non sarebbe andata allo stesso modo. Ho ricevuto diverse offerte, anche quando ero sotto contratto. Recentemente mi hanno contattato dal Girone B (Legnago e Pineto), ma nel primo caso non me la sono sentita di accettare dopo che avevano 0 punti in cinque giornate, mentre nel secondo non abbiamo trovato un accordo per portare con me i miei collaboratori. Per me è fondamentale lavorare con il mio staff, perché sento la responsabilità anche nei loro confronti. Mi può chiamare anche il Real Madrid, ma se non mi permettono di portare con me i miei collaboratori, non ci vado. Aspetto con serenità qualcosa di gratificante».
Lei che ha allenato Vitale al Sorrento, dove lo vede meglio impiegato in campo?
«Vitale è un giocatore con una "cazzimma" incredibile, lotta per la maglia e dà sempre il massimo. Quando l'ho allenato, aveva 16 anni e l’ho fatto esordire in Serie D. Poi l'ho ritrovato al Foggia in Serie C e di nuovo lo scorso anno al Sorrento. È un giocatore che mette anima e cuore in campo, un vero trascinatore. Con me ha giocato in diverse posizioni: da quinto in un 3-5-2, a trequartista di sinistra in un 4-2-3-1, e l'anno scorso ha fatto benissimo come mezzala in un 4-3-3, nonostante la sfortuna di aver colpito sette pali e una traversa. Ho allenato anche altri ragazzi talentuosi come Loreto, Badje e Fella, e tutti hanno ancora ampi margini di crescita».
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